La via(o la corsa) della leggerezza

Riflessioni sul libro di Franco Berrino.

Possiedo una buona cultura di base riguardo all’argomento “alimentazione” anche se, nel mio lavoro, per etica professionale preferisco sempre affidarmi alla consulenza di nutrizionisti e psicologi con i quali collaboro da anni.

Con il cibo ho un rapporto “pratico ed essenziale”, caratteristiche che a volte porto un po’ all’estremo; come del resto, a livello sportivo, è estremo ciò che faccio.

Per rendere bene l’idea, faccio riferimento ad un gran premio di formula uno:

  • l’auto (un’auto eccezionale, progettata e pensata nei minimi dettagli) arriva ai box e in pochi secondi viene rifornita di un carburante necessario a portarla ai massimi livelli.

Certo, la macchina umana è tutt’altra cosa rispetto ad un’automobile.

Però pensate se a quel rifornimento l’auto fosse attesa da uno stuolo di persone che, tra una chiacchiera e l’altra, impiegano 2 h a fare il rifornimento.

Magari annusando il carburante, magari facendo il rifornimento con calma per assaporarne tutti gli attimi.

Sono un ex militare ed un’atleta. Il cibo per me (almeno in questa fase della mia vita) rappresenta benzina per il mio corpo, null’altro.

A tavola rimango seduto in media 5 minuti, il tempo di mangiare; poi mi alzo perché ho altro da fare.

Una macchina che corre (così come successe al soldato in missione) non necessita di convivialità.

Non mangio prodotti di origine animale da più di vent’anni, ma non mi reputo “vegano” in senso stretto.

A volte alcune esigenze di gara (cibo fornito dall’organizzazione) o di allenamento (dalle 20 alle 25 h a settimana) mi fanno optare per l’uso di formaggio grana e albume d’uovo. Molto raramente mi nutro di yogurt e derivati del latte.

Se mi trovo lungo la strada durante un allenamento di 8 ore in bicicletta ed ho finito le scorte alimentari, saccheggio di brioches e biscotti il primo bar che trovo.

Alimenti che contengono burro, latte, tuorli d’uovo. Se posso evitarli lo faccio, ma in casi estremi non me ne privo: per me la cosa più importante è l’efficienza del mio corpo.

Carne e pesce mai; verdure, cereali, legumi in quantità.

Mangio pasta e riso integrale a quintali (circa 400 gr di carboidrati al giorno) e giuste quantità di frutta (soprattutto secca, disidratata, e banane).

Ho spesso “bisogno” di alimenti zuccherati, per la combustione di tutto il glucosio che il mio corpo attua negli allenamenti di endurance. E dati i volumi di questi ultimi (in quantità ed in qualità) posso concedermi molto miele, biscotti fatti in casa da mia mamma (rigorosamente con olio di oliva, senza burro, solo con albumi), cioccolato, qualche gelato, barrette energetiche ed integratori idrosalini.

Molti degli ultra triatleti conosciuti in giro per il mondo hanno più o meno questo tipo di approccio al cibo.

Mi rendo conto però di essere un caso particolare.

E soprattutto mi rendo conto che le persone che seguo nella preparazione atletica e motoria difficilmente potrebbero adattarsi ai miei ritmi ed alle mie convinzioni.

E sono consapevole che sarebbe controproducente se lo facessero.

Con le persone che seguo, ammetto di essere meno drastico nell’approccio al cibo.

SOTTOCULTURA ALIMENTARE

La psicologia sociale indica come componente di particolare significato nel controllo del comportamento alcuni valori normativi che sono strettamente dipendenti dai sistemi politico-economici e dalla struttura sociale, e con essi necessariamente variabili.

Poichè il singolo attore sociale possa adeguarsi al mutare dei valori stessi e avere saldi punti di riferimento, è importante la disponibilità, la qualità e l'efficienza di molteplici istituzioni (o agenzie) che si denominano appunto di riduzione di quell'ansia che si ingenera quando il mutamento sociale è rapido e vengono meno le regole e le certezze di un tempo.

Ogni tipo di società predispone per i propri componenti vari mezzi, cui essi ricorrono per ottenere certezze, sicurezza, stabilità di valori, parametri normativi costanti e sicuri per la condotta, e la cui mancanza ingenera negli individui incertezza, e quindi ansietà, riguardo al modo secondo il quale ci si deve condurre nella società e adeguare alle norme."

La società “alimentare”, ovvero ciò che ci viene propinato come adatto alla nostra alimentazione, propone modelli più abbordabili, più commerciabili, più raggiungibili.

Guardiamo solo a ciò che ci viene venduto dall’industria alimentare: anche per le peggiori porcherie, nessun messaggio pubblicitario si sognerebbe di avvertirci che lo stesso prodotto “nuoce gravemente alla salute”.

Oggigiorno è più facile mangiare male ammazzandosi con il cibo.

Risulta più difficoltoso mangiare bene.

Tali agenzie, come ben si intuisce, svolgono una fondamentale funzione di stabilità sociale: esse sono rappresentate da tutte quelle strutture, più o meno istituzionalizzate o informali alle quali gli attori sociali aderiscono per vari motivi e in vario modo e che forniscono contestualmente costellazioni di valori. Il loro venir meno si riflette in aumento di ansia del vivere sociale.

Nella nostra epoca le distorsioni e gli eccessi alimentari legati al singolo individuo altro non sono che riduzioni dell’ansia del vivere sociale.

E le agenzie per la riduzione di queste ansie (industrie alimentari e farmaceutiche) tengono in scacco gli individui.

CIBO E STILE DI VITA

Il testo di Berrino mi ha fornito spunti interessanti da applicare nel mio lavoro, come ad esempio conoscere cause e motivazioni del sovrappeso di un soggetto.

Purtroppo, e nel testo è citato più volte, viviamo in un’epoca dove le persone non mangiano solo per fame.

Fame? Ma la generazione post 1960 conosce davvero il significato della parola “fame”?

Non credo.

Ciò che ci spinge a mangiare spesso è un languore di stomaco, non la definirei “fame”.

E le motivazioni che spingono una persona a introdurre cibo nel proprio corpo non sono riconducibili unicamente alla fame o ad un bisogno di nutrizione.

Come futuro mental coach mi piacerebbe poter approcciare la problematica nutrizionale, se pur con le dovute cautele vista l’importanza dell’argomento.

Come personal trainer ho sempre un approccio “attivo” alla risoluzione delle problematiche legate alla mobilità del corpo e al carburante necessario a questo scopo.

La mia idea di “leggerezza” si sposa molto con quella del dott Berrino, nel senso che molte dinamiche alimentari di un soggetto sono solamente una cartina al tornasole dello stile di vita e della psicologia di quest’ultimo.

Questa strada verso la leggerezza passa inevitabilmente attraverso:

- la consapevolezza e il rispetto del proprio corpo

-la cura quotidiana e costante nel muoverlo secondo schemi e allenamenti mirati

-la riconoscenza a dio e alla natura (o chi per loro….) per averci messo al mondo e averci dato la possibilità di muoverci (possibilità che non tutti hanno….)

-il contatto con la natura e con gli elementi.

Un corpo che sfida il vento nella corsa, che solca le acque di un lago facendo onda, una persona in sella ad un cavallo o una bicicletta che attraversa praterie e valli. Quanta meraviglia in tutto ciò! Perché non farlo? Perché chiudersi tra quattro mura adesso a ingurgitare cibo senza motivo magari assorti in uno smartphone? Verrà, per tutti, il tempo in cui non potremmo più uscire da quelle quattro mura, ed allora ci pentiremo.

Il cibo è nutrimento, il cibo è semplicità.

Sembra assurdo ma in questa semplicità le persone si complicano la vita.

DOV’E’ IL (MIO) LIMITE ?

Nella lettura del testo, ammetto di aver riconosciuto dei limiti personali.

Essendo una persona molto pratica e pragmatica (e anche abbastanza cinica) non ho ancora la mente del tutto “aperta” per comprendere tutte quelle dinamiche meditative inerenti alla persona e al suo bisogno di liberarsi dai fardelli emozionali e fisiologici.

Con tutto il rispetto per la materia, alla meditazione preferisco l’azione.

O, forse, non sono in grado di meditare stando seduto o sdraiato. Sicuramente attuo meccanismi di meditazione ma riesco a raggiungere questo stato solamente in movimento.

Diciamo che la mia interpretazione di meditazione si unisce a quella di “flusso”, una sorta di “flusso meditativo in azione”.

L’azione di un corpo in movimento che brucia le calorie ingerite e può permettersi di ingerirne ulteriori; l’azione delle endorfine e delle dopamine che vengono sprigionate durante una corsa, l’azione del circolo sanguigno portato alla massima efficienza, l’azione di un corpo mosso dalla forza dello spirito.

PUNTO DI NON RITORNO

Ho trovato molto interessanti le informazioni sui significati e sulle “tendenze” etiche ed estetiche del corpo umano e dell’alimentazione nel corso dei secoli.

Molto interessanti le digressioni sulle mutazioni dei connotati sociali delle comunità nel corso dei secoli.

Particolari le riflessioni sull’impostazione etica salutista di fascismo e nazismo……

Quella odierna; se pur facilitata da tecnologia, globalizzazione e progresso sembra essere l’epoca peggiore.

Ci sono molte discrepanze, molti eccessi, molte differenze.

La maggior fonte di emissioni dannose causa resta quella dei liquami e concimi animali; eppure la gente non lo sa.

La base dell’alimentazione nel mondo occidentale è rappresentata dai cosiddetti “quattro veleni bianchi”: farina bianca, latte, zucchero, sale.

Spesso parlare di alimentazione con le persone è peggio che parlare di calcio o di politica; data la faziosità e i preconcetti in essere tra le parti in causa.

Sarò drastico, ma non vedo una soluzione: troppi interessi in gioco, troppa ignoranza diffusa.

Ciò che possiamo fare, nel nostro piccolo, è rispettare l’ambiente e gli animali.


1 visualizzazione

CONTATTI

Via San Giuseppe 33

25015- Desenzano del Garda(Brescia)

Mobile: +393898284726

decaironitaly@gmail.com

  • LinkedIn Icona sociale
  • Black Facebook Icon
  • Black Instagram Icon
  • Black YouTube Icon

2013 What is the limit?

DECAIRON registered trademark