L'alchimia del coaching

L’ALCHIMISTA

La prima edizione del libro risale al 1988, anni in cui il mental coaching cominciava a diffondere i propri dettami grazie a Withmore e Gallwey.

Eppure questa favola dei buoni sentimenti, della perseveranza, della realizzazione della propria Leggenda personale, del compimento del proprio viaggio interiore ed eroico, della capacità di credere ai propri sogni fino in fondo e di perseguirli giorno per giorno; sembra a tutti gli effetti un manuale di coaching.

Santiago, il protagonista, a volte è coach e a volte coachee.

Egli accetta consigli con la semplicità tipica dell’innocente all’inizio del proprio viaggio e l’intero racconto è sia impregnato di filosofia che pieno di allegorie e significati.

Nel racconto si intrecciano: ricerca, evoluzione dell’io e dello spirito, aspirazione per il raggiungimento dei propri sogni, significato del viaggio e bellezza del ritorno, amore, resilienza.

E’ un testo in cui è necessario fare qualche passaggio psicologico in più e comprendere il significato allegorico dell’intera storia.

Due sono le componenti principali: il viaggio e il sogno.

L’essenza del viaggio “eroico” si racchiude in queste parole : “Indipendentemente dalle proprie azioni, ogni essere presente sulla Terra svolge sempre un ruolo fondamentale nella storia del mondo….anche se, di solito, lo ignora.”

Il viaggio è una componente avventurosa (se proprio non vogliamo vederlo in chiave archetipica) : il protagonista abbandonerà tutta la sua vita(svincolandosi dal legame del radicamento, che tanto condiziona le menti) per inoltrarsi verso qualcosa che non conosce.

Paure, incertezze, timori:tutti deterrenti ampiamente superati da una innata volontà di crescita personale, di progresso verso la “propria” leggenda, il proprio sogno, il raggiungimento del proprio regno, il ritorno a casa da sovrano vincitore.

Un regno che qualcuno ha già raggiunto (il vecchio re Melchisedek………….e l’Alchimista stesso) , altri protagonisti sono ancora in viaggio nel deserto (nel quale ho visto una sorta di metafora della vita) e in una cultura araba che a Santiago pare totalmente sconosciuta e piuttosto chiusa (metafora dei condizionamenti e dei pareri altrui dai quali sarebbe sempre buona cosa prendere le distanze) .

Il viaggio ci coinvolge e ci fa temere. Il protagonista ha abbandonato una vita sicura per inoltrarsi nell’ignoto,alla ricerca di una felicità che a tratti della storia appare sempre più apparente.

Ma è anche un viaggio di crescita e di miglioramento sia per chi legge che per il protagonista.

Il sogno è una componente altrettanto importante. Non solo: questo è la chiave per raggiungere il proprio obiettivo e il motivo del viaggio del pastore.

Lui parte infatti sognando un tesoro nascosto sotto le Piramidi che lo aiuterebbe a soddisfare la sua leggenda personale.

Ma cosa sono la leggenda personale e l’anima del mondo?

L’anima del mondo è alimentata dai sentimenti dell’uomo: dalla felicità, dall’odio, dall’invidia e dalla gelosia.

L’anima del mondo e la vita favoriscono il Principio Favorevole perché ognuno deve vivere la propria Leggenda Personale.

La leggenda personale è ciò che ognuno di noi vuole realizzare, è la sintesi dei nostri desideri però è spesso ostacolata da delle forze misteriose(pareri altrui , auto profezie negative...le famose “frasi killer” di Berruto) che tenteranno di dimostrare che la Leggenda Personale è impossibile da realizzare.

Aristotelicamente parlando sono le nostre potenzialità che compiono un processo di divenire per diventare atto.

Il libro è anche corredato dai “segnali”.

Questi segnali, se letti ed intuiti , aiutano a comprendere la vita e a comportarsi di conseguenza. Quando il pastore si troverà nel deserto farà affidamento a questi segnali per capire anche l’avvento della guerra.

Nel coaching, l’intuizione, è uno dei fondamenti e può aiutare a captare questi segnali.

Nel libro, l’Alchimista è l’ultimo e il più importante tra i personaggi ed aiuterà il pastore nella riuscita del suo sogno.

Il suo potere principale è quello di penetrare nell’anima del mondo e scoprire il tesoro che il mondo ha riservato per noi.

Un altro personaggio molto importante, all’inizio del romanzo è il saggio re di Salem Melchisedek.

Personalmente, ho visto nel vecchio re la figura di un coach, e in quella dell’alchimista il coaching come disciplina.

Salem è una sorta di coach silenzioso, perché: “ talvolta mi manifesto sotto forma di una via d’uscita, o di una buona idea. Talaltra, sovente in un momento cruciale, mi limito a facilitare determinate azioni. E così via. Comunque, la maggior parte delle persone non se ne accorge neppure….

E’ un coach che si fa pagare per indicare la road map al giovane pastore ( deve essere stato alla scuola di un certo Biffi per non amare molto le prestazioni pro bono….:) ) : “sai la risposta ma paghi per fartela dare:comunque, sforzati di prendere personalmente ogni decisione. Sapevi che il tesoro si trova nei pressi delle Piramidi dell’Egitto, eppure hai dovuto ricompensarmi con sei pecore perché io ti aiutassi a decidere.”

L'alchimia è il Coaching: “Perché ogni essere umano possa cercare e scoprire il proprio tesoro, e avverta il desiderio di diventare migliore di quanto non fosse in precedenza".

Ciò spiega le pratiche degli alchimisti e dei mental coach: dimostrano che, ogniqualvolta riusciamo a migliorare nella nostra essenza, anche tutto ciò che ci circonda diventa migliore.”

Santiago è un cercatore, “sempre pronto a imboccare una strada diversa”.

Ha una rara capacità di ascolto, che è indice di acuta intelligenza emotiva: ascolta talmente tanto e bene i pareri altrui da essere in grado di discernere che molti hanno consigli da “dispensare su come condurre la vita altrui, senza essere in grado di condurre la propria”.

E’ un innocente in grado di capire l’incapacità della gente di scegliere il proprio destino: cosa che lo spaventa e dalla quale cerca di fuggire con tutte le sue forze.

Santiago però è anche quel guerriero che non si arrende, come fanno in molti, all’idea di un destino scritto e immutabile: “Esistono certo turbe dell’infelicità altrui e dell’invidia ad ostacolare il raggiungimento e la realizzazione della Leggenda Personale; ma farlo è l’unico dovere dell’uomo, l’unico scopo”.

L’epilogo stesso del libro è l’essenza del coaching: Santiago compie un lungo viaggio alla ricerca del tesoro, quando il tesoro in fondo è sempre stato nel punto in cui il suo viaggio è partito.

Ciò che cerchiamo,infatti, spesso è sotto i nostri occhi. Solo che non siamo in grado di vederlo e per farlo abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti a vederlo: o da una prospettiva differente, oppure attraverso un “viaggio” entro noi stessi.

PROCESSI E FONDAMENTI DEL COACHING RAVVISATI NE “L’ALCHIMISTA”

Nel nostro processo di cambiamento non dobbiamo mai dimenticare i nostri fermi valori e la nostra dignità : non dobbiamo cioè, permettere alla vita di rovesciare le nostre “due gocce d’olio” dal cucchiaino.

Le vicende della vita, se pur intensa, non le viviamo con consapevolezza dei nostri mezzi : così come Santiago che stava imparando molte cose che in realtà aveva già vissuto, ma che gli risultavano nuove, perché prima non ne aveva avuto coscienza.

Fortuna o flusso? Quando la fortuna si schiera al nostro fianco, dobbiamo approfittarne e adoperarci per aiutarla, proprio come lei aiuta noi. Santiago lo definisce “principio favorevole”. Io lo definirei “flusso” di consapevolezza.

La paura di fallire. "Soltanto una cosa può rendere irrealizzabile un sogno: la paura di fallire”.

Il senso della vita non è la metà, ma il viaggio: “E perché non andate adesso alla Mecca?” domandò il ragazzo al mercante di cristalli” . “Perché l’idea di compiere il pellegrinaggio mi mantiene vivo”, rispose il mercante.

Road map: “Ricordati che devi sempre conoscere qual è la tua meta”.

Paura di cambiare, anche se in positivo, paura di vincere : “Se serviremo il tè nei bicchieri di cristallo, gli affari aumenteranno. E io dovrò modificare il mio modo di vivere”, disse il mercante di cristalli.

Pensiero positivo ed entusiasmo: "Quelle bestie, però, gli avevano insegnato qualcosa di più importante: che nel mondo esisteva un linguaggio compreso da tutti, quello che lui aveva utilizzato durante la sua permanenza lì per far progredire il negozio. Era il linguaggio dell’entusiasmo, delle azioni compiute con amore e determinazione, per arrivare a realizzare i propri desideri o a ottenere qualcosa in cui si crede.”

Lasciar andare, non aver paura del cambiamento: ”Nessuno deve aver timore dell’ignoto, perché tutti posseggono le doti per conquistare tutto ciò che desiderano.”

Il coaching guarda al futuro, mai al passato: “E quando non è possibile tornare indietro, ci si deve preoccupare soltanto del modo migliore per avanzare”.

Empatia: “Sì, devo prestare più attenzione al cammino della carovana,” disse l’inglese. “E io devo leggere qualcuno dei vostri libri che parlano dei segreti del mondo,” concluse il ragazzo.

Vivere il presente, qui ed ora: “Io sono vivo,” disse il capo carovana al ragazzo, mentre stava mangiando dei datteri, nella notte senza fuochi né luna. “Se mangio, mi limito a mangiare. Se cammino, mi limito a camminare. Non penso ad altro. Poi, se arriverà il giorno in cui dovrò combattere, sarà un buon giorno per morire.”.

La storia del giovane pastore ci insegna anche un concetto che dovrebbe essere alla base del nostro modo di interagire con le persone alle quali teniamo: il deserto intendeva spiegargli il segreto dell’Amore scevro dal sentimento di possesso.

Profezie negative auto avveranti(frasi killer di Berruto) : “Se fossero cose belle, il fatto di conoscerle costituirebbe una piacevole sorpresa,” aveva detto l’indovino. “Ma se fossero cose brutte.…” influenzerebbero il nostro modo di agire.

Prima di cercare soluzioni per noi e per gli altri dovremmo avere piena consapevolezza di noi stessi.

Santiago: “Forse non riguardavano me, ma l’altro straniero, l’inglese. Si è messo in viaggio per incontrarvi.”

“Deve prendere coscienza di altre cose, prima di trovare me.” rispose l’alchimista.

Differenza tra un motivatore e uno psicologo della prestazione (Berruto) :“ Se ogni tua scoperta sarà composta di materia pura, non potrà mai essere intaccata e marcire – e così tu potrai tornare. Se, invece, sarà soltanto un bagliore accecante, ma brevissimo – l’esplosione di una stella, per esempio –, allora al ritorno non troverai nulla”

Il “bagliore accecante” può essere il carburante “speciale” citato da Berruto, qual qualcosa che può permettere alla nostra automobile di fare 200 chilometri all’ora. Ma se la scoperta sarà di “materia pura” ovvero di un lavoro fatto sullo spirito, il ritorno al regno sarà alquanto migliore.

Per risalire devi toccare il punto più basso: “L’ora più buia è sempre quella che precede il sorgere del sole.”

Dialogo interiore: Santiago parla al proprio “cuore” ma in realtà parla alla propria coscienza. "Il cuore parlava per infondere stimoli ed energie nel ragazzo, per il quale le giornate di silenzio talvolta risultavano".

Altro aspetto che mi ha colpito di tutti i protagonisti del racconto sono i lunghi silenzi, le lunghe pause di riflessione che adottano prima di rispondere ad una domanda: sarebbe bello se tutti riflettessero prima di proferire parola!

Il racconto, secondo me, lascia nel lettore un grosso dubbio: vivere per un desiderio è meglio che realizzarlo? Secondo me sì: è il viaggio, non la meta, l’essenza della nostra vita.




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